Banca USA: Bitcoin al 2-3% in certi portafogli non è sbagliato, ma non funziona contro l’inflazione
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Ormai si sono arresi tutti, anche banche che avevano scelto di rimanere a distanza siderale dal mondo di Bitcoin e delle criptovalute. Una nota diffusa da Wells Fargo, una delle più importanti banche USA e dunque del mondo, consiglia un’allocazione fino al 3% – per portafogli con adeguato profilo di rischio, in Bitcoin. Un’allocazione che rientra nella forbice già consigliata a suo tempo da un altro gigante, BlackRock, almeno agli investitori strutturati.
Il consiglio di investimento (perché di tale si tratta), è inserito all’interno di un più ampio documento, intitolato Può Bitcoin proteggerti dall’inflazione? Prima di leggerlo però, vogliamo fornirvi già la risposta: per Wells Fargo Bitcoin non è uno scudo contro l’inflazione, almeno a giudicare i numeri dell’asset nel corso degli ultimi anni. Anche se però non può operare in questo senso, potrebbe avere senso inserirlo in portafoglio.
Cosa dovrebbe fare uno scudo contro l’inflazione?
Wells Fargo prova a tagliare la testa al toro già dall’inizio del suo approfondimento – e scrive:
Un buono scudo contro l’inflazione dovrebbe fare due cose ragionevolmente bene: dovrebbe salire di valore mentre il costo della vita cresce. In secondo luogo, dovrebbe farlo senza eccessiva volatilità del prezzo, che potrebbe costringere gli investitori a venderlo nel momento peggiore.
Detenere somme liquide non funziona, perché non crescono al ritmo dell’inflazione. L’oro – scrive Wells Fargo, ha svolto questo ruolo in modo migliore, anche se non in modo perfetto. Per Bitcoin, aggiunge la banca, il caso è molto più complicato:
BTC77.316 $▲ +0,02% ha battuto l’inflazione sul lungo periodo;- Ma sempre Bitcoin è stato molto più volatile di altri strumenti contro l’inflazione;
- Nell’ultimo periodo si è comportato più come un asset di rischio che come uno scudo contro l’inflazione.
Sono argomenti che la banca trova sufficienti per dichiarare Bitcoin non adatto allo scopo, senza che però questo ne condizioni l’utilità all’interno di un portafoglio.
Prese insieme, le prove non supportano Bitcoin come una protezione dall’inflazione di breve periodo allo stesso modo in cui gli investitori utilizzano altri strumenti, come i TIPS. Detto questo, non vuol dire che gli asset digitali non siano utili. Per gli investitori orientati alla crescita, un’allocazione modesta tra il 2% e il 3% potrebbe essere appropriata, in quanto l’asset offre potenziali ritorni importanti sul lungo periodo e benefici legati alla diversificazione.
Una posizione, quest’ultima, che in pochi si sarebbero aspettati di leggere da un approfondimento firmato dagli analisti di Wells Fargo.

Sempre più banche nel comparto
È notizia di poche ore fa l’interessamento di UniCredit per l’offerta di servizi di custodia di asset digitali ai propri clienti. È soltanto l’ultima di una serie di notizie che vanno nella stessa direzione e consacrano Bitcoin e crypto come asset class ormai legittima.
Il report di Wells Fargo è disponibile qui, in lingua inglese.
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