Crollo del 50% di Bitcoin e crypto: gli istituzionali non hanno mollato. Ecco come investono anche su SOL e ETH
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Il crollo delle criptovalute e di Bitcoin di ottobre, seguito poi da una lunga fase di ribassi, non ha fatto cambiare idea ai grandi investitori. Bitwise ha infatti intervistato 15 responsabili degli investimenti che gestiscono fondi per family office o ancora per fondi sovrani ed endowment e ciò che ne viene fuori è un pubblico particolarmente solido nelle proprie convinzioni. Un pubblico che non ha mollato nonostante i prezzi in caduta libera spingessero proprio in quella direzione.
Ci sono poi altre questioni emerse dall’intervista che rivelano un mondo assai diverso – tra gli investitori cosiddetti istituzionali – rispetto a quello che forse si aspettavano molti dei nostri lettori. Un mondo fatto di convinzioni solide, di altrettanto solide separazioni tra diversi crypto asset e di allocazioni piccole, ma non così… piccole.
Bitcoin una categoria a parte
BTC83.978 $▼ -2,56% viene trattato come una categoria a parte rispetto ad altri asset digitali come Solana o Ethereum. Il suo status di riserva di valore è passato anche tra i grandi gestori, che lo ritengono appunto diverso da asset più speculativi come possono essere le altre criptovalute.
I più lo considerano una riserva di valore, spesso in coppia con l’oro. Ethereum, Solana e altri crypto asset sono considerati in modo selettivo, spesso in linea con ciò che si fa con gli investimenti “venture”, con periodi di detenzione più brevi.
Cosa altrettanto interessante: le allocazioni dei 15 intervistati da Bitwise vanno dallo 0,5% al 13% del totale del capitale gestito, con i più che però sono posizionati tra l’1% e il 2%.
Capitale “sticky”
Ovvero appiccicoso, ovvero capitale che non cambia direzione anche a fronte di crolli importanti. Tra ottobre 2025 e aprile 2026, ricorda il paper di Bitwise, il prezzo delle principali criptovalute è crollato di circa il 50%, senza che nessuna delle istituzioni contattate però abbia deciso di scaricare posizioni.
A domanda sulle questioni che potrebbero spingerli a cedere le proprie posizioni, nessuna delle istituzioni contattate dalla ricerca ha detto alcunché riguardo al prezzo. Le questioni sarebbero altre: il fallimento per Ethereum e Solana nel confermare le tesi di valore, un inversione di quanto si sta facendo sul piano delle regole (e dunque un arrivo di un governo più ostile) o una crisi di credibilità per l’industria.
Reputazione
Il problema più ingombrante rimane quello della reputazione nella scelta di aggiungere o meno Bitcoin e crypto ai propri portafogli. Siamo pur sempre davanti a una asset class giovane, che viene anche da periodi particolarmente bui e che è stata in parte rappresentata da personaggi poi finiti sulle prime pagine delle cronache giudiziarie.
Anche quel mondo sta però cambiando, in parte grazie all’arrivo dei giganti del mondo ETF (BlackRock su tutte), in parte anche grazie a una maggiore trasparenza del settore.
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